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16 Ottobre 2012

Regia Accademia Filarmonica di
Bologna - Sala Mozart
DURO MA CANTO
Un secolo di Sprechgesang

DURO MA CANTO: Un secolo di Sprechgesang
Martedì 16 Ottobre 2012 ora da definire
Regia Accademia Filarmonica di Bologna - Sala Mozart
DURO MA CANTO
Un secolo di Sprechgesang

Regia Accademia Filarmonica
Sala Mozart


DURO MA CANTO
Un secolo di Sprechgesang
Giornata di studio sulla fortuna dello stile di canto
inventato nel 1912 con il Pierrot lunaire

A cura di Piero Mioli
Martedì 16 ottobre 2012

Lucido e generoso, il contesto cittadino non lascia via di scampo: il 2012, nella Bologna della musica, dev’essere l’anno di Arnold, l’avanguardista supremo e riconosciuto del Novecento (con buona pace di artisti di non minor lega come Igor, Béla, Alban e Olivier fra gli altri). Dunque l’Accademia Filarmonica può inserirsi nel vasto mosaico dell’ormai notissima Schönberg Experience (2011-2013) con il tassello del suo annuo ancorché breve convegno di studio.

   Tema, proprio quello che compie cent’anni dalla prima applicazione avvenuta nel Pierrot lunaire, ovvero lo Sprechgesang, il canto parlato: quel tipo di scabra recitazione intonata secondo il quale il cantante prende i suoni e li lascia subito, rinunciando alla rotondità e alla tenuta del canto tradizionale; e che dopo il Wozzeck di Berg e il Moses und Aron di Schönberg ha dettato legge per tutto il Novecento. Se è ricca la bibliografia sulla formidabile invenzione di Schönberg, forse lo è meno quella che ne cerca e raccoglie le tracce dopo, dall’Austria alla Germania, dall’Italia all’America, dall’Est all’Ovest. Ecco dunque un buon terreno da coltivare: la grande, diversa, promiscua fortuna dello Sprechgesang dal quel fatidico 1912 a oggi nelle mani di moltissimi, certo della maggioranza dei compositori colti.

   Qualche esempio italiano e scenico: il protagonista dell’Arlecchino di Busoni, l’Inventore della Morte dell’aria di Petrassi, in genere il Satyricon di Maderna e il Blaubart di Togni. E un mirabile caso particolare nell’Ulisse di Dallapiccola: il poeticissimo verso finale, «Signore! Non più soli sono il mio cuore e il mare» (tratto da una lirica del diletto Antonio Machado), affiora nella veste musicale poco dopo lo scoppio dell’orchestra pressoché al completo, in Fortissimo (FFF), sulla nota Sol#, ed esige uno Sprechgesang in Pianissimo (PPP) per alternare poi canto e parlato sopra «sono il mio cuore» ponendo cinque asterischi d’intonazione generica, tre bassi e due centrali.

   Ma un secolo di musica classica è molto più lungo e largo, e investe anche altri generi e altre aree; e come ha confuso le forme, gli organici e i nomi tradizionali, così il XX ha conquistato all’estetica occidentale l’intero pianeta. Pertanto c’è molto da fare a voler contribuire così all’“esperienza” bolognese: ancora in fieri, la giornata di studio questo si propone, perlustrando lo Sprechgesang nelle sue soluzioni più note e, perché no? anche in alcune delle più recenti e ancora sconosciute.

   «Dura lex, sed lex» dicevano i romani, cioè “legge dura, ma vera”: certe leggi saranno dure ma son sempre leggi, insomma cose utili, opportune, alla lettera rispettabili. Così dicasi anche dello Sprechgesang: nella sua asprezza, piaccia o non piaccia, proprio come una regola superiore ha interpretato buona parte dello spirito del Novecento; dunque doveva essere necessario, infatti continua a essere praticato; e se non è più “bello” ma “duro”, è un canto che rimane sempre canto. La Filarmonica di Bologna ci penserà sopra, a cent’anni esatti dalla prima di Berlino anche come giorno e mese.


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